L’11 luglio 1986, a Milano, fu fondata la Società Italiana di Cure Palliative (SICP) dal Professor Vittorio Ventafridda, suo primo Presidente, e da 45 pionieri. I tempi erano maturi per creare un soggetto collettivo di coordinamento e indirizzo scientifico al movimento culturale e assistenziale per le cure palliative, nato in Italia alla fine degli anni ’70 del ’900 presso l’Istituto dei Tumori di Milano. Nel prossimo XXIII Congresso della SICP, a Riccione, dal 19 al 21 novembre, celebreremo questa importante ricorrenza di un vento dal quale sono subito gemmati importanti sviluppi nazionali e internazionali. In Italia il 1° Congresso della neocostituita SICP si è tenuto nel 1988 a Rapallo e sin da subito sono stati pubblicati i Quaderni di Cure Palliative, origine dell’attuale Rivista italiana di cure palliative. Nel 1988 fu fondata, sempre a Milano, la European Association for Palliative Care (EAPC), con sede presso l’Istituto Nazionale per la Diagnosi e Cura dei Tumori: Vittorio Ventafridda fu eletto all’unanimità 1° Presidente anche di quella che è diventata una delle più importanti Società Scientifiche mondiali nell’ambito delle cure palliative Nello stesso anno, supportato dalla Fondazione Floriani della quale era il Direttore Scientifico, organizzò presso l’Università degli Studi di Milano il 1° Congresso della EAPC. Centinaia di professionisti, ricercatori, clinici, bioeticisti, programmatori del welfare, giornalisti attivi in ambito sanitario, socio-sanitario e sociale parteciparono all’appuntamento della comunità scientifica internazionale che rappresentò, senza dubbio, l’inizio dell’era moderna” delle cure palliative. Sia in Italia sia in Europa con quel Congresso si posero le basi per diffondere il messaggio di Cicely Saunders e dei padri fondatori delle cure palliative che in UK, in USA, in Canada ma anche in Italia avevano intuito che “anche quando non è possibile guarire si può (e si deve) prendersi cura del malato e della sua famiglia”. Elizabeth Kubler Ross, Robert Twycross, Mary Baynes, Geoffrey Hanks, Balfour Mount, Cathy Foley, Derek Doyle senza dimenticare Franco De Conno instancabile braccio destro di Ventafridda insieme a Heidy Blumhuber, sono solo alcuni dei nomi che mezzo secolo fa si batterono per lo sviluppo del “cambiamento di prospettiva” nel prendersi cura e del malato inguaribile e morente e delle loro famiglie rappresentato dalle cure palliative. Nulla nasce per caso e va ricordato ai più giovani che la forza delle prime esperienze nazionali e internazionali nasceva innanzitutto dall’entusiasmo di vivere in uno “stato nascente” che diffondeva messaggi culturalmente e scientificamente innovativi: una vera e propria rivoluzione “copernicana” nell’approccio al malato inguaribile e al suo nucleo famigliare. Un entusiasmo che in Italia ha caratterizzato la comunità della SICP costituita inizialmente da decine di soci ben presto diventate centinaia sino ai circa 3.000 di oggi. Una energia che ha contagiato, in questi 40 anni, decine di Coordinatori delle Sedi regionali della SICP e i rispettivi CD regionali, e di componenti dei Consigli Direttivi nazionali e, non da ultimo, i Presidenti. In questa ricorrenza quarantennale ricorderemo, per brevità e per riconoscenza, solo i Presidenti che si sono succeduti al primo, proponendoci di tracciare al più presto, e in modo più approfondito, questa importante storia: Oscar Corli, Mauro Marinari, Giorgio Trizzino, Furio Zucco, Giovanni Zaninetta, Adriana Turriziani, Carlo Peruselli, Italo Penco, Gino Gobber e Gianpaolo Fortini, attualmente in carica. Una forza che, dal 1999, si è avvalsa della sinergia con il secondo motore nazionale delle cure palliative italiane: la Federazione Cure Palliative che oggi rappresenta 116 Organizzazioni del Terzo Settore impegnate nelle cure palliative. Ma va ricordato che i fondatori della SICP e della EAPC partivano anche dal possesso di alcuni, fondamentali, strumenti di comunicazione che hanno garantito, sin da subito, la più ampia diffusione della novità rappresentata dalle cure palliative. Sembra ora una banalità, ma la velocità con la quale il messaggio delle cure palliative si è diffuso in tutto il mondo derivava anche dal fatto che Ventafridda e il suo gruppo internazionale parlavano e pubblicavano i loro lavori scientifici nella lingua sin da allora divenuta quella principale nella comunità scientifica: l’inglese. Se la scala a 3 gradini nel trattamento del dolore del malato oncologico non fosse stata prodotta e diffusa in lingua inglese da un clinico e scienziato internazionalmente riconosciuto, Ventafridda, utilizzando la cassa di risonanza della Organizzazione Mondiale della Sanità, siamo certi che sarebbe diventata, dal 1986, il pilastro culturale che, per decenni, ha sostenuto il trattamento del “cancer pain” in tutto il mondo?
Proprio per questo motivo, a 40 anni dalla fondazione della SICP, stiamo lavorando perché il network italiano delle cure palliative venga maggiormente conosciuto a livello internazionale attraverso la pubblicazione delle proprie attività scientifiche, cliniche e cultural-sociali che nulla hanno da invidiare a molti altri Paesi. Ciò passerà inevitabilmente attraverso una graduale introduzione del bilinguismo nei materiali scientifici pubblicati sulla Rivista italiana di cure palliative, senza rinunciare alla nostra cara lingua italiana. Insieme all’attuale CD di una SICP ormai adulta, condividiamo la certezza che questa sia la strada giusta.
Questo secondo numero del 2026 rappresenta una prima testimonianza dell’impegno comune, proprio allo scadere dei 40 anni dalla fondazione: due lavori e due editoriali in italiano e in inglese, dei quali uno da parte di Philip Larkin, già Presidente della EAPC e, assoluta novità, un contributo in doppia lingua sulle attività internazionali della EAPC da parte di un suo attuale Vicepresidente, Simone Veronese.