Se la vecchiaia bussa alla porta della narrazione

SANDRO SPINSANTI

Direttore Istituto Giano per le Medical Humanities

Pervenuto e accettato il 4 luglio 2023

Sommario. Ciò che ci può offrire la narrazione letteraria per comprendere il vissuto della vecchiaia si colloca su un altro piano rispetto a ciò che ricaviamo dal sapere scientifico e da quello delle scienze umane. Dall’arte letteraria ci aspettiamo che sia come un’accetta che rompe il mare ghiacciato dentro di noi (Kafka). Di questa natura sono i racconti che Jane Campbell, che hanno come protagoniste tredici donne molto anziane, confrontate con il compito di superare i pregiudizi sociali legati all’età e di inventarsi un’autorealizzazione in armonia con i propri valori.

Parole chiave. Vecchiaia, medical humanities, valori morali.

If old age knocks on the door of narration.

Summary. What the literary narrative can offer us to understand the experience of old age is place on a different level than what we derive from scientific knowledge and that of the human sciences. From literary art we expect it to be like an axe that breaks the icy sea within us (Kafka). Of this nature are the stories that Jane Campbell, who have as protagonists thirteen very old women, facing the task of overcoming age-related social prejudices and inventing a self-realization in harmony with one’s own values.

Key words. Old age, medical humanities, moral values.

Sulla vecchiaia sappiamo già tutto. Una valanga di studi demografici ci ha aggiornato con precisione su quanti milioni saranno gli anziani nel 2030 e nel 2050. Saggi di sociologia e di politiche del welfare ci confrontano con le scelte che incombono (riusciranno i nostri eroi a passare ai decreti attuativi della legge 33 del 2023: “Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane”, che delibera di cambiare radicalmente l’assistenza agli anziani non autosufficienti?). Ma è probabile che tutto ciò per qualcuno non sia sufficiente. Ci riferiamo a chi è convinto che il nostro sguardo sulla realtà umana abbia bisogno di nutrirsi degli stimoli della narrazione letteraria, a complemento di tutto ciò che possiamo apprendere dal sapere scientifico proveniente sia dalle scienze naturali che dalle scienze umane. Un salto di paradigma, che ci permette un diverso sguardo su ciò che abbiamo sotto gli occhi.

Chi nutre questa aspettativa può salutare con entusiasmo un volume di racconti che ha come protagoniste tredici donne che nuotano nelle acque della grande età. L’autrice, l’inglese Jane Campbell, ha a sua volta superato gli ottanta anni e con questa sua opera prima ha mietuto un successo editoriale clamoroso. Il libro, Spazzolare il gatto1, è dedicato alla madre, “la cui storia non è stata mai raccontata”: quasi un omaggio alle tante donne sprofondate nella palude della vecchiaia, vista come l’età dell’insignificanza, e che invece di storie da raccontare ne hanno tante; e che ci sorprenderebbero, se le ritenessimo degne di attenzione e ci fermassimo ad ascoltarle, per come riescono a sconvolgere ciò che pretendiamo di sapere sulla vecchiaia. Le protagoniste delle tredici storie sono donne; e – senza perifrasi – donne vecchie. A loro la letteratura non ha dedicato attenzione. Jane Campbell le mette sul palcoscenico, con la consapevolezza che per poterle raccontare deve infrangere numerosi luoghi comuni. A cominciare da quello che identifica l’età senile con l’involuzione dal punto di vista esistenziale.

Nel nostro contesto letterario forse ha pesato più del necessario Senilità di Italo Svevo, per il quale la senilità non aveva tanto una valenza biografica – il protagonista del romanzo non ha ancora quarant’anni! – ma è sinonimo di inerzia mentale e sentimentale. Per Campbell, invece, proprio l’invecchiamento può essere l’occasione di un risveglio. Spirituale? Beh, e perché no anche erotico? La frase con cui l’autrice ci accoglie sulla soglia del primo racconto è programmatica: “La voglia di un vecchio è disgustosa ma la voglia di una vecchia è peggio. Lo sanno tutti. Susan lo sapeva di sicuro”. Ma proprio Susan, nel suo letto in un reparto di geriatria, scoprirà, grazie a una giovane infermiera, che quel pregiudizio può essere abbattuto. E cercherà di recuperare quel foglio, contenuto nella sua documentazione clinica, noto in ambito anglofono come DNR, ovvero volontà di non essere rianimato, che le avevano chiesto di firmare nella prospettiva di una sopravvivenza considerata come un vuoto a perdere. Per Susan anche sull’estremo confine la vita può cambiare segno e diventare appetibile.

Se è vero che l’arte – secondo Kafka – dovrebbe essere un’accetta che rompe il mare ghiacciato che abbiamo dentro, Jane Campbell aderisce pienamente al progetto. Non teme di essere offensiva, di scandalizzare, di creare scalpore con il percorso di consapevolezza che attribuisce alle protagoniste dei suoi racconti. Lasciamo al lettore il ruvido piacere di scoprire in quanti e quali modi le grandi vecchie invitate a presentarsi sul palcoscenico della vita sconvolgono i cliché sociali che vorrebbero raggrupparle nella categoria degli alieni insignificanti, preferibilmente raccolte in strutture concepite come discarica di vecchi. È sufficiente essere avvertiti che ci si avventura in un terreno spinoso, che non risparmia provocazioni estreme: dalla protagonista del racconto “Il graffio”, che si dà la morte infliggendosi dei tagli, ma tuffandosi nella rievocazione di una scena erotica dello stesso genere vissuta in giovinezza, a quella che in “Gentilezza” si vanta di una delle cose più gentili che sia riuscita a fare: liberare un’altra donna da un marito persecutore, facendolo sbranare dal suo stesso cane. Un paio di racconti si aprono su scenari distopici, dove protagonista è soprattutto la società che deve gestire l’enorme peso delle cure da riservare al numero crescente di grandi vecchi: fornendo dei robot come supporto all’assistenza, ma soprattutto per tenerli sotto stretto controllo (“Schopenhauer e io”) o introducendo scelte radicali tra la famiglia e l’isolamento obbligatorio, ma fornendo un KitPal con quantità appropriate di morfina e tranquillanti, da inghiottire con un bicchiere colmo di gin liscio, equivalente a una “palliazione” fai da te… (“Fantasmi del lockdown”).

È soprattutto nei confronti del ruolo della famiglia che gli scenari immaginati da Jane Campbell diventano più pungenti. Non a caso il racconto “Spazzolare il gatto” ha dato il titolo alla raccolta. Che cosa più rassicurante del quadretto di una donna anziana che sta voluttuosamente spazzolando-accarezzando il proprio gatto? Eppure una nera nube incombe sulla protagonista: giudicata dalla famiglia non più in grado di vivere da sola, dovrà trasferirsi nella casa del figlio; la giovane moglie del quale aspetta un bambino. Il gatto, che potrebbe causare allergie, è la prima vittima designata del cambiamento: dovrà essere sacrificato. La vecchiaia si presenta così come un processo di espropriazione, con una brutale alternativa: spazzolare il gatto o sferruzzare per il bimbo? Se non puoi dedicarti a ciò che ti dà piacere, da vecchio puoi almeno provare a renderti utile…

Anche il gesto più semplice, come spazzolare il gatto, può acquistare un’imprevedibile profondità se il nostro sguardo sarà guidato dagli arguti sottintesi di chi, come Jane Campbell, la vecchiaia l’ha esplorata in tutta la sua complessità. E ce la ripropone come luogo di scelte – talvolta drammatiche, talaltra patetiche: siamo ben lontani da un’apologia della vecchiaia come ci ha recentemente suggerito Lidia Ravera con Age pride. Per liberarci dai pregiudizi sull’età2 – nella convinzione di poter decidere della propria vita e non modellarsi sulle aspettative degli altri, famiglia e società. Magari fallendo ancora una volta, clamorosamente; ma di testa propria. Può non stupirci che alcuni di questi racconti finiscano con il suicidio della protagonista, se ci convinciamo che il suicida non desidera la morte, ma la vita che non ha.

Conflitto di interessi: l’autore dichiara l’assenza di conflitti di interessi.

Bibliografia

1. Campbell J. Spazzolare il gatto. Roma: ed. Atlantide 2023.

2. Ravera L. Age pride. Per liberarci dai pregiudizi sull’età. Torino: Einaudi 2023.