TY  -  JOUR
AU  -  Galbiati, Andrea
T1  -  Breaking bad news, truth-telling e autodeterminazione: 
sinossi e problematizzazione di un processo. 
Parte seconda/2
PY  -  2025
Y1  -  2025-01-01
DO  -  10.1726/4461.44577
JO  -  Rivista Italiana di Cure Palliative
JA  -  Riv It Cure Palliative
VL  -  27
IS  -  1
SP  -  46
EP  -  51
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2532-9790
Y2  -  2026/03/14
UR  -  http://dx.doi.org/10.1726/4461.44577
N2  -  La comunicazione della cattiva notizia, nel solco del cosiddetto truth-telling, è un processo complesso e composito, al quale afferiscono numerose variabili di matrice storica, socio-culturale, professionale, psico-personologica, emozionale, ecc. Essa risente, come tutte le cose, dell’incessante dinamismo del reale, sicché non può esaurirsi in prese di posizione granitiche e definitive: in un lasso di tempo relativamente breve, si è assistito, infatti, ad una sorta di capovolgimento nel concepirne la prassi, passando dall’“oscuramento informativo” – figlio di un paternalismo medico retrostante –, ad un truth-telling assunto quale imperativo categorico, vale a dire come operazione obbligata, in nome dell’indiscussa autodeterminazione del paziente. La realtà è nondimeno più complessa di un pensiero meramente binario, e l’autodeterminazione – proprio in ragione di se stessa – ci impone una problematizzazione rigorosa della questione: tale elemento imprescindibile e costitutivo della soggettività umana (l’autodeterminazione) riposa invero sul libero e critico esercizio del pensiero, e non può esimersi – per diretta e incondizionata conseguenza – dal problematizzare i vari campi di esperienza che le sopraggiungono. Ergo, la liceità dell’avvio della fase di comunicazione diagnostico-prognostica non è qualcosa di lapalissiano, giacché subordinata al vaglio di molteplici coefficienti; per giunta, l’impatto negativo della bad news (ovvero “qualsiasi tipo informazione capace di incidere negativamente e gravemente sulla visione di un individuo rispetto al proprio futuro”, come da definizione di Robert Buckman) non è un evento accessorio, e la dimensione soggettiva assume una valenza preponderante. Una first person’s perspective risulta pertanto del tutto fondamentale, in ragione del fatto che per cogliere gli effetti del messaggio sul destinatario, è sempre necessario indagarne percezioni e aspettative. Il presente lavoro consta, nel suo complesso, di due parti: nel corso di questo articolo, che ne costituisce la parte conclusiva, si è anzitutto dato ampio margine ad un interessante modello esplicativo concernente il processo del Breaking Bad News (BBN) - l’Enabling Truth Disclosure Model -, incardinato fondamentalmente su due concetti chiave, identificati come “Enablers in BBN” e “Truth Avoidance”. Si sono successivamente considerate le reazioni emotive, i fattori psicologici e i tratti personologici dei pazienti, aspetti a loro volta implicati nella dinamica. Infine, a fronte della richiesta di una formazione specifica da parte dei medici, si sono esaminate le prassi comunicative orientate al miglioramento della risposta psico-emotiva dei destinatari, concentrandosi - in modo particolare - sulle preferenze dei pazienti in tal senso, al fine di integrarle all’interno dei programmi di skill training. Gli argomenti emersi si sono rivelati talora evidenti, talaltra contraddittori o incompleti; ciò era d’altro canto prevedibile data l’embrionalità della discussione su alcuni dei fronti in gioco. In definitiva, sulla base dei risultati registrati, si è imposta l’esigenza sostanziale di porre in primo piano la sfera dell’inter-soggettività, nel solco di un dinamismo interazionale, di una processualità da co-costruire, in antitesi ad una prassi orientata all’unidirezionalità. In altre parole, è quanto mai auspicabile un “balancing act” da parte del medico, in grado appunto di bilanciare il truth-telling con l’oggettiva capacità del paziente di farvi fronte (to cope), oltre che con gli innumerevoli fattori coinvolti; ciò rende giocoforza evidente l’assoluta importanza e l’inderogabilità di un’assidua collaborazione tra personale medico e psicologico, entro il framework di un complessivo “quality of life improvement”.
ER  -   
