TY  -  JOUR
AU  -  Galbiati, Andrea
T1  -  Breaking bad news, truth-telling e autodeterminazione: sinossi e problematizzazione di un processo. Parte prima/2
PY  -  2024
Y1  -  2024-10-01
DO  -  10.1726/4384.43824
JO  -  Rivista Italiana di Cure Palliative
JA  -  Riv It Cure Palliative
VL  -  26
IS  -  4
SP  -  224
EP  -  230
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2532-9790
Y2  -  2026/04/29
UR  -  http://dx.doi.org/10.1726/4384.43824
N2  -  La comunicazione della cattiva notizia, nel solco del cosiddetto truth-telling, è un processo complesso e composito, al quale afferiscono numerose variabili di matrice storica, socio-culturale, professionale, psico-personologica, emozionale, ecc. Essa risente, come tutte le cose, dell’incessante dinamismo del reale, sicché non può esaurirsi in prese di posizione granitiche e definitive: in un lasso di tempo relativamente breve, si è assistito, infatti, ad una sorta di capovolgimento nel concepirne la prassi, passando dall’oscuramento informativo – figlio di un paternalismo medico retrostante –, ad un truth-telling assunto quale imperativo categorico, vale a dire come operazione obbligata, in nome dell’indiscussa autodeterminazione del paziente. La realtà è nondimeno più complessa di un pensiero meramente binario, e l’autodeterminazione – proprio in ragione di se stessa – ci impone una problematizzazione rigorosa della questione: tale elemento imprescindibile e costitutivo della soggettività umana (l’autodeterminazione) riposa invero sul libero e critico esercizio del pensiero, e non può esimersi – per diretta e incondizionata conseguenza – dal problematizzare i vari campi di esperienza che le sopraggiungono. Ergo, la liceità dell’avvio della fase di comunicazione diagnostico-prognostica non è qualcosa di lapalissiano, giacché subordinata al vaglio di molteplici coefficienti; per giunta, l’impatto negativo della bad news (ovvero “qualsiasi tipo di informazione capace di incidere negativamente e gravemente sulla visione di un individuo rispetto al proprio futuro”, come da definizione di Robert Buckman) non è un evento accessorio, e la dimensione soggettiva assume una valenza preponderante. Una first person’s perspective risulta pertanto del tutto fondamentale, in ragione del fatto che per cogliere gli effetti del messaggio sul destinatario, è sempre necessario indagarne percezioni e aspettative. Il presente lavoro consta, nel suo complesso, di due parti. In prima istanza – ovvero nella prima parte, oggetto di questo articolo –, si è passata in rassegna una consistente quantità di letteratura sul tema, circoscrivendone gli elementi teorico-definitori, le linee guida e i protocolli più autorevoli (SPYKES protocol), e focalizzando l’attenzione specificamente ai due versanti implicati nel processo, ovverosia il versante del medico e il versante del paziente. Se dal fronte del mittente della cattiva notizia si sono pertanto considerate le relative opinioni e percezioni in merito al breaking bad news (BBN), gli effetti psicologici generati sugli stessi e le possibili influenze date dal genere e dall’esperienza sull’oscuramento informativo, dal fronte del destinatario se ne è messa a fuoco la prospettiva, in quanto a preferenze comunicative, distress correlato, e fattori demografico-culturali e medico-psicologici annessi.
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