TY  -  JOUR
AU  -  Scrivanti, Fabio
AU  -  Sarnataro, Carolina Silvia
AU  -  Pezzoli, Emanuel
T1  -  Le ultime dodici ore di vita: qualità di vita e di morte
del paziente onco-geriatrico terminale. Studio retrospettivo
PY  -  2020
Y1  -  2020-10-01
DO  -  10.1726/3497.34809
JO  -  Rivista Italiana di Cure Palliative
JA  -  Riv It Cure Palliative
VL  -  22
IS  -  4
SP  -  192
EP  -  199
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2532-9790
Y2  -  2026/04/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1726/3497.34809
N2  -  Introduzione. Pochi studi hanno finora indagato le ultime ore di vita, un momento in cui oltre al controllo dei sintomi diventano fondamentali gli aspetti relazionali in mantenimento della dignità umana. Anche il riconoscimento da parte dei sanitari del processo del morire e degli interventi per far sì che si concluda con una morte percepita come “buona” dal paziente risulta poco studiato. Scopo. Indagare la qualità di vita delle ultime dodici ore di pazienti terminali e la qualità del vissuto nel processo del morire in un campione ampio di pazienti in un hospice oncologico. Materiali e metodi. Studio retrospettivo su 300 cartelle cliniche di pazienti deceduti presso l’Hospice del Pio Albergo Trivulzio di Milano tra gennaio 2015 e gennaio 2018, valutando le schede delle ultime dodici ore di vita e il grado di consapevolezza di malattia del paziente. Risultati. L’11,42% dei pazienti presentava uno stato di agitazione psicomotoria. Gli oppioidi sono stati somministrati al 66,44% dei pazienti, l’utilizzo è risultato essere maggiore per i pazienti non consapevoli di diagnosi e prognosi rispetto a quelli consapevoli (54%, p<0.01). Nel 47,06% dei casi gli infermieri non conoscevano il pensiero del paziente riguardo la propria morte. Il 95,5% dei familiari si è dichiarato favorevole alla permanenza del congiunto in hospice. Il controllo del dolore è stato inadeguato nell’8,45% dei casi. Conclusioni. I dati suggeriscono una relazione tra non conoscenza del proprio stato terminale e aumento della sofferenza psicofisica e una non propensione ad affrontare l’argomento da parte del malato o dei familiari, due temi che necessitano di ulteriori indagini.
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