TY  -  JOUR
AU  -  Bellavia, Giuseppe
T1  -  Ruolo degli anticorpi monoclonali nella sindrome correlata al cancro avanzato: stato dell’arte
PY  -  2019
Y1  -  2019-01-01
DO  -  10.1726/3133.31144
JO  -  Rivista Italiana di Cure Palliative
JA  -  Riv It Cure Palliative
VL  -  21
IS  -  1
SP  -  6
EP  -  13
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2532-9790
Y2  -  2026/05/30
UR  -  http://dx.doi.org/10.1726/3133.31144
N2  -  I pazienti affetti da neoplasia in fase avanzata soffrono di molteplici sintomi che, indipendentemente dalla sede della neoplasia primitiva, ricorrono con una frequenza tale da immaginare di poterli raggruppare in una entità nosografica unitaria definibile Sindrome Correlata al Cancro Avanzato (Advanced Cancer Related Syndrome - ACRS). In questa ottica le cure palliative simultanee-precoci diventano il setting privilegiato per lo studio e la cura di questa sindrome. Sappiamo che l’ACRS si fonda sull’instaurarsi di una flogosi cronica i cui principali mediatori sono IL-1, IL-6 e TNF-alfa. Di seguito viene esposto quanto attualmente riportato in letteratura sulle esperienze dell’inibizione di questi mediatori nella gestione della ACRS. Molto interessanti sono i risultati preliminari sul tocilizumab, un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore per l’interleuchina-6 (IL-6). In una popolazione di pazienti affetti da neoplasia polmonare non a piccole cellule (NSCLC) resistenti alla chemioterapia, il livello dell’IL-6 è risultato inversamente correlato con la sopravvivenza, con un valore indicativo di cut off di 21 pg/ml. L’inibizione dell’IL-6 nella gestione della malattia oncologica in fase avanzata è stata studiata anche su modelli murini. I risultati indicano che la somministrazione di un inibitore dell’IL-6 riduce significativamente la perdita di peso, favorisce l’introito di liquidi e di alimenti e migliora significativamente la sopravvivenza (36,6±11,1 versus 28,5±4,1 giorni, p = 0,016). Riguardo l’utilizzo di tocilizumab nella gestione della ACRS, in atto sono riportati in letteratura solo tre casi clinici, tutti riguardanti pazienti affetti da NSCLC in fase avanzata. Nei tre casi tocilizumab (8 mg/kg) ha migliorato l’appetito, la febbre, la forza, la performance (secondo PS ECOG), l’anemia, l’ipoalbuminemia e i livelli di proteina C reattiva (PCR) contrastando il calo ponderale. La concentrazione sierica di tocilizumab si è mantenuta sopra il livello di efficacia sino a due settimane dall’infusione. All’immunoistochimica è stato possibile dimostrare la produzione di IL-6 da parte dello stesso tessuto neoplastico. Il trattamento con tocilizumab ha significativamente attenuato la reazione cachettica mediata da IL-6 senza interferire con la proliferazione tumorale. Non abbiamo trovato dati significativi circa l’inibizione di TNF-alfa e IL-1. L’infiammazione cronica correlata alla progressione tumorale è uno dei principali fattori determinanti l’instaurarsi della ACRS. L’IL-6 è un marker affidabile di cachessia neoplastica, inversamente correlato alla sopravvivenza. L’inibizione della cascata correlata all’IL-6 è una nuova e promettente strada nella gestione dei sintomi correlati alla malattia in fase avanzata. La somministrazione di tocilizumab ha comportato un miglioramento dell’albuminemia, dell’anemia, della PCR, dell’appetito, dello stato funzionale e della forza muscolare. Ci auguriamo di approfondire questa nuova via, migliorando le nostre conoscenze sul trattamento dell’ACRS, con singoli agenti o combinazioni di essi.
ER  -   
