TY  -  JOUR
AU  -  Orsi, Luciano
T1  -  Le sfide che le cure palliative e la SICP hanno di fronte
PY  -  2019
Y1  -  2019-01-01
DO  -  10.1726/3133.31143
JO  -  Rivista Italiana di Cure Palliative
JA  -  Riv It Cure Palliative
VL  -  21
IS  -  1
SP  -  1
EP  -  5
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2532-9790
Y2  -  2026/04/23
UR  -  http://dx.doi.org/10.1726/3133.31143
N2  -  Vengono qui brevemente descritte le principali sfide che le cure palliative (CP) e la Società Italiana di Cure Palliative (SICP) hanno di fronte in questo momento storico con l’obiettivo di delineare uno scenario realistico per l’immediato futuro. L’editoriale non ha come scopo di individuare soluzioni definite o definitive alle varie sfide elencate, bensì si propone di avviare una riflessione comune sulle strategie e sulle risorse disponibili per vincerle. Affrontare e vincere le sfide è connaturato con la storia delle CP e con l’operatività quotidiana dei professionisti palliativisti. Questo prezioso spirito originario va conservato ma occorre coniugarlo con un allargamento delle prospettive e con una flessibilità concettuale perché in epoche di forti cambiamenti è spesso necessario adottare paradigmi concettuali innovativi.La prima sfida è rappresentata dall’estensione delle CP alle fasi precoci di malattia (early/simultaneous palliative care) e alle patologie non oncologiche; sfida, poiché questa estensione presuppone un inevitabile cambio del modello organizzativo rispetto a quello originario e storicamente collaudato. Infatti, il modello “cure palliative di fine vita del solo malato oncologico” non è idoneo per i suddetti percorsi di cura. Però quale equilibrio vada impostato all’interno delle Reti locali e regionali di CP fra approccio palliativo, cure palliative di base, condivise e specialistiche non è ancora definito.Le seconda sfida risiede nel contrastare la lentezza di penetrazione della filosofia delle CP nella medicina tradizionale, nelle istituzioni correlate e in ampi settori della società, lentezza causata dalle resistenze offerte dalla tradizionale visione riduzionista della malattia. I profondi segni di crisi di tale visione tradizionale sono però la premessa per una apertura ad una visione olistica come è quella incarnata dalle CP, anche perché non vi sono all’orizzonte modelli alternativi di uguale efficacia.La terza sfida è insita nel processo in atto da parte dell’International Association for Hospice and Palliative Care (IAHPC) di ridefinire le CP in un’ottica ancora più mondiale per favorirne un’implementazione il più estensiva possibile. I rischi paventati dalla nuova proposta di definizione sono un livellamento delle CP ad un livello troppo basso e la svalutazione di modelli più evoluti e complessi come quelli europei o nord-americani.La quarta sfida fa riferimento alla coesistenza di erogatori di CP di tipo pubblico e privato, profit e non profit che, da coesistenza storica abbastanza pacifica, rischia di trasformarsi sempre più in competizione sullo stesso territorio. La partecipazione attiva dei professionisti palliativisti alla progettazione dei modelli organizzativi insieme ai programmatori locali e regionali è probabilmente l’unica strategia da perseguire per assicurare un’erogazione di CP equa e modulata sui bisogni del malato e dei suoi familiari. La quinta e la sesta sfida sono correlate all’attuale carenza di medici palliativisti e all’assenza di una specialità o di un indirizzo in CP nelle specialità previste dalla Legge 38/2010. È evidente come questi due fenomeni siano correlati e che, se si vuole sostenere lo sviluppo delle Reti locali di CP, occorra agire sia nel favorire il reclutamento di coloro che hanno giù maturato una solida esperienza sul campo sia, soprattutto, sbloccare a livello universitario l’istituzione della specialità o degli indirizzi specialistici in CP.Anche la settima sfida è associabile alla formazione e riguarda tutte le rimanenti figure professionali dell’équipe specialistica in CP. Superata l’epoca pionieristica, è necessario ora presidiare la formazione e il reclutamento di ogni professionista sanitario, sfatando l’ingenua credenza nella totipotenza professionale e nella naturale conversione delle competenze.L’ottava sfida è sostenere nella quotidianità l’implementazione della Legge 219/17, favorendo una rigorosa pratica di consenso informato, di pianificazione condivisa delle cure e di sostegno alla compilazione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento.L’ultima sfida, non certo in ordine di importanza, è l’avvio della discussione alla Camera dei Deputati di un progetto di legge sull’eutanasia e sul suicidio medicalmente assistito. La sfida risiede nel tenere in equilibrio la tradizionale posizione di estraneità delle CP a tali procedure di induzione della morte con un atteggiamento di dovuta attenzione al mutamento del quadro normativo e al dibattito etico in atto a livello internazionale.
ER  -   
