TY  -  JOUR
AU  -  Pezzoli, Emanuel
AU  -  Romani, Roberta
AU  -  Monti, Massimo
AU  -  Sarnataro, Carolina Silvia
T1  -  Decisioni di fine vita nel contesto geriatrico: paternalismo medico-infermieristico o libertà del paziente?
PY  -  2017
Y1  -  2017-10-01
DO  -  10.1726/3068.30605
JO  -  Rivista Italiana di Cure Palliative
JA  -  Riv It Cure Palliative
VL  -  19
IS  -  4
SP  -  165
EP  -  175
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2532-9790
Y2  -  2026/04/30
UR  -  http://dx.doi.org/10.1726/3068.30605
N2  -  Abstract Diversi studi hanno indagato le opinioni e le pratiche di medici e infermieri in relazione alle scelte di fine vita: rimangono limitati, tuttavia, i dati riguardanti il contesto geriatrico. Per questo motivo, il presente studio si è posto l’obiettivo di analizzare la tipologia e la frequenza delle decisioni di fine vita assunte da medici e infermieri impegnati nell’assistenza al paziente anziano e, più in generale, le opinioni sui temi di fine vita di quegli stessi medici e infermieri con un ampliamento dell’indagine anche al restante personale socio-sanitario. Nel corso del 2013, gli operatori socio-sanitari del Pio Albergo Trivulzio, importante centro geriatrico milanese, sono stati invitati a compilare uno specifico questionario riguardante le scelte di fine vita (E.L.D.Y., End of Life Decision StudY). Duecentoquarantaquattro dei 770 dipendenti della Struttura hanno aderito alla proposta: 63 sono stati i questionari elaborati per l’analisi delle decisioni di fine vita effettivamente assunte e 216 quelli considerati per la valutazione delle opinioni sulle scelte di fine vita. Riguardo alla prima parte dell’indagine, il 93,6% dei rispondenti (9 medici e 50 infermieri) ha dichiarato di aver effettuato atti, come iniziare o non interrompere un trattamento, tenendo in considerazione la possibilità che questi stessi atti potessero prolungare la vita del paziente in fase terminale; il 6,3% (1 medico e 3 infermieri) ha, inoltre, riportato di aver effettuato atti, come iniziare o interrompere un trattamento, considerando che questi potessero anticipare la morte del paziente: in nessun caso, tuttavia, tali atti sono stati ritenuti la conseguenza diretta del decesso. Dal questionario di opinione sono emersi due dati in particolare: il 64% degli intervistati ritiene che l’ultima parola in merito alle decisioni di fine vita dovrebbe spettare sempre al paziente il quale ha diritto a ricevere un’assistenza di tipo multidisciplinare al fine di soddisfare i molteplici bisogni tipici di questa delicata fase della vita. Questo lavoro mostra che nonostante sia largamente condivisa l’idea che il paziente debba essere il protagonista del proprio piano di cura fino alla fine, supportato anche nelle scelte che riguardano il fine vita, la pratica clinica sembra ancora governata da un paternalismo che nasconde e “protegge“ il paziente dalla propria fase terminale, senza condividerla con lui.
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