TY  -  JOUR
AU  -  Cinà, Gabriella
T1  -  Giona su un filo: Riflessioni sugli stati di sospensione e sul dolore mentale
PY  -  2016
Y1  -  2016-07-01
DO  -  10.1726/3062.30547
JO  -  Rivista Italiana di Cure Palliative
JA  -  Riv It Cure Palliative
VL  -  18
IS  -  3
SP  -  147
EP  -  151
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2532-9790
Y2  -  2026/04/14
UR  -  http://dx.doi.org/10.1726/3062.30547
N2  -  Abstract Il lavoro in cure palliative mette l’operatore di fronte a quote spesso difficilmente gestibili di dolore e se il processo del morire dei nostri pazienti e la sofferenza delle famiglie, generano esperienze fortemente difficili e trasformative, rimane però inascoltata la condizione di liminalità che la malattia ci impone. Tale condizione è momento di sospensione fra ciò che siamo stati e ciò che saremo e non siamo ancora e ciò vale per il paziente che conclude la sua esperienza di vita, ma anche per l’operatore che combatte molto spesso con se stesso tra la ricerca di senso e la paura di sentire. Le parti vulnerabili che le malattie nel fine vita evocano, hanno sempre una divinità o un archetipo dietro di loro e più cerchiamo di escluderli dalla vita, come Giona che fugge per non andare a Ninive, più cercano di rientrare. Più l’operatore è chiuso in un proprio mondo controllante in cui per sopravvivere al dolore mentale si illude di poter stare dinanzi al morire dei propri pazienti imparando a raffreddarsi senza congelarsi, più l’apparire delle divinità e degli archetipi sarà scioccante, stupefacente lo costringerà a confrontarsi con uno stato di sospensione, come quando lui stesso è toccato dall’irrompere del dolore totale nella propria vita. Perché Giona su un filo? La storia di Giona ci mette a confronto col tema della morte e della rinascita, trovare un varco verso le profondità dell’anima e entrare in contatto con le energie risanatrici, è come trasformarsi in un funambolo e camminare su un filo. Prima di ascoltare la voce interiore e fuggire e inabissarsi, c’è quell’attimo insostenibile di sospensione in cui è indispensabile credere nel vuoto.
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